Recensione de L’amore è uno sbaglio straordinario, di Daniela Volonté

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La sinossi

L’esistenza di Melissa, ricercatrice universitaria, scorre tranquilla fino a quando, un giorno, acquista un iPad a un’asta. Su quel tablet trova parecchi file del precedente proprietario e soprattutto tantissime foto: paesaggi marini, scorci urbani, particolari architettonici. Affascinata da quelle immagini, Melissa inizia una ricerca su internet che la porta fino al profilo Facebook di un certo Leon de Rouc. La ragazza non resiste alla tentazione e invia una richiesta di amicizia. Riccardo Ferraris, alias Leon de Rouc, vive a Torino ed è un programmatore con il pallino per la fotografia. È bello, ricco, ha una relazione stabile, ma la sua vita è perfetta solo all’apparenza. Quando per gioco accetta l’amicizia di Melissa, tra i due comincia una fitta corrispondenza online, che nasce come pura evasione, ma diventa ben presto ossigeno per entrambi, una droga dolcissima a cui nessuno dei due può rinunciare. E se a un tratto la realtà irrompesse in quella relazione virtuale?

 

La mia recensione

L’amore è uno sbaglio straordinario, dell’italianissima Daniela Volonté, è stato il mio regalo di Natale da parte di Anna (leggete qui, tanto per capire quanto i nostri pomeriggi riescano a degenerare). Questo romanzo è un dono di cui ringrazio la mia amica, e di cui non ho potuto fare a meno di ringraziare la stessa autrice, graziosissima, tra l’altro.

“Visto che è il primo dell’anno, mi concedi una cosa? Dopo che avrai letto questo messaggio, non rispondermi. Spegni tutto. Chiudi gli occhi e rilassati. Non aver paura. Abbi fiducia in me.

Immagina una soffice coperta che ti avvolge le spalle. È il mio abbraccio. Poi un soffio caldo sul tuo viso e le tue labbra che diventano umide perché vi appoggio le mie. È il nostro bacio, che rimane sospeso per lungo tempo. I tuoi capelli si spostano, perché è la mia mano che si sta facendo strada tra la tua seta scura. Questa è la mia buonanotte, Mel. In questa notte in cui temevo di averti perso.

Non aver paura se quando ti sveglierai non troverai nessuno accanto a te, perché in verità ci sarò. Sarò in qualche angolo del tuo cuore, come tu ormai sei nel mio.

Ora dormi serena,

L.”

Questo, lo confesso, è uno dei messaggi che ho riletto più e più volte, senza mai stancarmi. L’amore è uno sbaglio straordinario è un racconto che potremmo definire epistolare, narrato a quattro mani. Da una parte, Melissa Riva, giovane e capace ricercatrice, dalla vita semplice e relativamente serena. Dall’altro lato (dello schermo), Riccardo Ferraris, alias Leon de Rouc, affascinante e abile trentacinquenne con l’hobby della fotografia e un’esistenza perfetta, ma solo di facciata. I due iniziano a scambiarsi messaggi, dapprima senza scendere troppo nei dettagli, in seguito abbandonando un po’ le riserve iniziali, e infine diventando la persona (seppur virtuale) più importante della vita dell’altro. La regola è una sola: non incontrarsi dal vivo mai e poi mai.

Che cosa succederebbe, però, se la realtà facesse drasticamente irruzione nel loro piccolo mondo virtuale?

Se la persona di cui non conosci l’esteriorità e la vita privata, ma di cui conosci alla perfezione l’anima, si presentasse alla tua porta e fosse più incasinata di quello che credevi, che cosa fai? L’amore è un appuntamento al buio un po’ per tutti, su questo non ci piove. E tu? Ti lasci prendere dallo sconforto, o commetti lo sbaglio più straordinario di tutti? Lo “sbaglio”- l’amore– che riesce a far combaciare anche la più strampalata equazione, che risolve anche il più complesso calcolo algebrico e che mette a posto tutto. L’amore, che razionalmente può sembrare un errore, eppure… La vera assurdità sarebbe non assecondarlo.

Che cosa fa Melissa quando scopre chi è davvero il suo Leo?

Di questo racconto ho amato tutto, la prima parte, quella epistolare, forse più frizzante della seconda, non per questo meno coinvolgente. Le ultime duecento pagine sono, sì meno briose, ma al contempo quelle che toccano le corde giuste. Il finale mi ha strappato più di una lacrimuccia. Di questo romanzo ho amato Melissa, una donna dolce ma con i giusti attributi, in grado, se lo vuole, di scalare una montagna. Indipendente, forte, fiera, amorevole. E allo stesso modo, ho amato Riccardo, l’uomo che è riuscito a costruirsi un certo successo, che ha paura di vedere vacillare il suo mondo però non teme di esternare alla donna che ama le sue apprensioni.

Che altro dire? Leggetelo.

 

Voto 4/5

Recensione de Il primo bacio a Parigi, di Stephanie Perkins

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La sinossi

Anna è pronta a passare un ultimo anno di liceo indimenticabile insieme alla sua migliore amica e a un ragazzo che sta per diventare il suo ragazzo. Ma il padre ha deciso di regalarle un’esperienza altrettanto indimenticabile: un anno in una scuola internazionale a Parigi! Peccato che Anna non riesca a prenderla con altrettanto entusiasmo: non sa una parola di francese, si sente l’ultima arrivata e non riconosce neanche il cibo che trova a mensa. Per fortuna nei corridoi si scontra con quanto di più interessante la città possa offrirle: Etienne St. Clair. Occhi splendidi, capelli perfetti, un’innata gentilezza e un’irresistibile ironia: St. Clair ha proprio tutto… anche una fidanzata, purtroppo! Per quanto Anna cerchi di non infilarsi in una situazione complicata, Parigi non è proprio la città adatta per resistere a una cotta colossale…

La mia recensione

Anna ha tutto, un’amica simpatica, un quasi fidanzato, una mamma che adora, un fratellino di nome Seany, un porcellino d’india e un papà scrittore dal sorriso bianco abbagliante, perennemente abbronzato come chi trascorre le sue giornate ai tropici. Solo un anno la separa dal tanto agognato diploma. Anna ha tutto, in America. Al di là dell’oceano, a Parigi, Anna non ha più niente. E, ok, è iscritta a una scuola esclusiva, la frequenta insieme a figli-di-senatori, ma si sente sola. Anna si trova in un Paese di cui non conosce usi, costumi, lingua. Lei non sa nemmeno di che sfamarsi, finché non scopre che l’inserviente della mensa parla inglese, proprio come lei e che ha sofferto invano i morsi della fame.

Ma andiamo per gradi. Suo padre, un imbarazzante incrocio tra John Green e Nicholas Sparks, la spedisce a Parigi per una questione di prestigio, nonostante le sue proteste e i musi lunghi. Ma la solitudine di Anna non durerà a lungo, per fortuna. Perché la prima sera si scioglie in un pianto liberatorio e le pareti degli alloggi, sottili come sfoglie di cipolla, lasciano trapelare tutto il suo sconforto. La prima a bussare alla sua porta è Meredith, la ragazza della stanza accanto. Cui seguiranno Rashmi, Josh e il bellissimo e irresistibile Ètienne St. Clair. Di lui, tutte- Meredith compresa- vanno pazze. St. Clair è ammaliante, i suoi capelli sono setosi e spettinati come appena sceso dal letto e il mix è esplosivo, è intelligente, ironico, naturalmente gentile e disponibile. Direte voi, troppo bello per essere vero, infatti ha una ragazza. Che a pelle odia Anna.

Il mio primo pensiero è Ellie.

Ellie ci ha scoperti e sta per strangolarmi a mani nude, proprio qui, con il burattinaio, i cavalli della giostra e gli apicoltori a fare da testimoni. Il mio collo diventerà viola, smetterò di respirare e morirò. E poi lei andrà in prigione e scriverà a Étienne lettere psicotiche su pergamena di pelle essiccata per il resto della sua vita.

Ma non è Ellie. È Meredith.

In questo pezzo confesso di avere riso, ma sorriderete spesso durante la lettura. E dire che l’avevo abbandonata al 20% perché avevo l’impressione che non accadesse mai niente. Invece poi il colpo di scena c’è. Ehi, non aspettatevi il maggiordomo che uccide a sangue freddo i commensali dopo averli imbottiti di foie gras (e dico questo perché fa tanto parigino). Però la svolta c’è e, non lo so, è riuscita a risvegliare la tredicenne che si nasconde in me, che domani compio trent’anni. Oh, no. Oh, no. Dite che dovrò smettere di leggere questo genere di romanzi?

Tra un film d’autore- Anna è appassionata di cinema- e una passeggiata sulla Senna, nell’inverno più romantico di sempre, nella città più romantica di sempre, sboccerà l’amore? Oppure Anna abbandonerà il campo per la strega cattiva dell’est, Ellie? Lettura consigliata se vi piacciono i young adult e i sentimenti che sbocciano timidi ma inesorabili.

Voto 3/5

I dieci misteri delle serie tv

Serie-tv

Estate tempo di… vacanze? No, di serie televisive in arretrato. Buon pomeriggio a voi, visi abbronzati. Le vostre ferie procedono bene? State facendo il pieno di vitamina D?

Approfittando della pausa estiva delle serie che seguo di solito, ne sto guardando altre che avevo sospeso per mancanza di tempo. Ieri, saranno stati i temporali estivi (ma sì, diamo sempre la colpa a qualcosa!), la mia amica Anna e io abbiamo tracciato una mappa dei misteri dei telefilm.

Avete mai notato che, più o meno, hanno in comune delle stranezze? Vediamo insieme quali sono.

1- Disumanità. Nessuno mai che prepari il sugo. Che cosa mangeranno questi? Mistero. E nessuno mai che faccia pipì o stiri le camicie o debba assolutamente fare lo shampoo prima di uscire. O, peggio ancora, che si strucchi prima di coricarsi.

2- Facilità. Lei va a letto con lui, il padre di lui, il fratello di lui, l’amico di lui, il vicino della casa al mare e di quella in montagna e mai nessuno che la lapidi dandole della sgualdrina.

3-Strani tonfi. È notte fonda, i lupi ululano in lontananza, e si sente un rumore in cantina. Che fai? Afferri la torcia e vai a controllare. Ma ndò vai? Manda tuo marito, che pesi quarantacinque chili, bagnata e con le pietre in tasca! Che poi se incontri il malfattore, o il mostro che sia, come reagisci? Per rabbonirlo gli punti la torcia in faccia e gli canti “Tanti auguri a te”?

4-Fragilità. Tutti i personaggi delle serie tv hanno teste fragili come il cristallo di Boemia e fontanelle rigorosamente aperte dalla nascita. Ruzzoli giù dalle scale perché sei inciampata per colpa della moquette? È coma. Sicuro e matematico. O aborto spontaneo. Io sono caduta mille volte dalle scale, e non mi si è mai scheggiata nemmeno un’unghia. (Tocco ferro: sia mai che alla fine mi rompo l’osso del collo!)

5- Irriconoscibilità. Dieci anni che non vedi qualcuno? Quel qualcuno ha cambiato pettinatura o montatura di occhiali? Perfetto, non lo riconosci nemmeno documenti alla mano. Emily Thorne aka Amanda Clarke docet.

6- Parentela multipla. Nelle serie tv i parenti spuntano come funghi prataioli. Gli alberi genealogici dei personaggi sono qualcosa in continuo divenire: potrebbe sempre comparire dal nulla qualche altro ramo. Fratellastri, patrigni, matrigne, gemelli eterozigoti caduti sotto la culla della nursery e quindi persi per essere ritrovati dopo anni, cugini di quarto grado, ziastri…Esistono?

7- Risurrezione. I personaggi muoiono e risorgono meglio dell’araba fenice. “Ma tu non eri morta in un incidente d’auto?” “Naaa, non ero io, quella era la mia gemella, tua zia Guendalina” “Ah. Beh, mamma, se vuoi del succo di frutta lo trovi in frigo, ora ti lascio che vado al doposcuola”.

8- Obliquità. Gli spostamenti sono immediati, manco fossero super eroi dotati di teletrasporto. C’è da andare da Mistyc Falls ad Atlanta? Detto fatto. Da New York agli Hamptons? Rapidissimo. Io per andare al supermercato a comprare il latte devo sorbirmi un quarto d’ora di macchina. Nei telefilm, basta battere le ciglia e tac, ecco i personaggi sul luogo del delitto e tac, eccoli di nuovo a casa che si limano le unghie comodamente seduti sul divano.

Ma gli ultimi due misteri, siore e siori, sono fenomenali: i Cellulari e le Discussioni.

9-  I telefonini dei personaggi sono: A- sempre carichi, di credito e di batteria; B-sempre raggiungibili e C- indistruttibili. Un casolare esplode e il vampiro ultrasecolare è sano e salvo. Lo stesso non dovrebbe valere per il suo smartphone, pensi. Ingenuotto! Quel cellulare squilla due secondi dopo la deflagrazione, perfettamente integro e con cinque tacche di ricezione. Il mio cellulare fa una caduta di venti centimetri e si spacca in mille pezzi, nelle serie televisive il telefonino finisce dentro un fiume di lava( cit. Anna) e quando ne esce funziona che è una meraviglia e aggiorna pure le app senza chiedere l’autorizzazione. Altra chicca è il rapporto dei personaggi col cellulare. Ti chiamano e tu sai che è questione di vita o di morte, ma non rispondi, perché in quel momento ti stai grattando una verruca. O ancora, a telefonarti è il tuo acerrimo nemico, quello che ti ha tenuto un secolo dentro una bara con un pugnale conficcato nel cuore e che ti ha ucciso la famiglia, il gatto, la portinaia e la maestra dell’asilo. Che fai? Ma è ovvio! Rispondi dopo mezzo squillo. “Drin! Sì, chi è? No, non mi disturbi affatto. Che dici? Salvare il tuo canarino? Un attimo e sono subito da te”.

10- Le discussioni serie, per intenderci, quelle in grado di mandare in guerra una nazione. Al bar, in trattoria, nella sala d’attesa dell’ospedale o alla centrale di polizia. I personaggi delle serie tv parlano di tutto, TUTTO, OVUNQUE, esistenza dei vampiri e delle streghe, crimini commessi, omicidi a sangue freddo, con un candore e una tranquillità degne del Mahatma Gandhi. Loro non temono di essere sentiti da orecchie indiscrete o di essere smascherati da qualche astante temerario, stile “Ehi, tu, di cosa vai blaterando?”. Non parlano con fare furtivo, che ne so, magari guardandosi ansiosamente attorno, non bisbigliano, non abbassano nemmeno la voce.

Discussione tipo. “Ho ucciso io Suor Giuditta” confessa all’amica accanto a lei. “Un etto di prosciutto crudo, per favore” dice calma al salumiere. “Sono centocinquanta grammi, che faccio? Lascio?”

Dentro una serie televisiva, lo so, io non durerei un giorno. E voi, quali altre stranezze avete notato? Winter is coming, secondo voi?

Buon compleanno alla mia Anna, compagna di letture, di film strappalacrime, e di scleri. Ti voglio bene. :-*