Recensione di Sei il mio sole anche di notte, di Amy Harmon

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La sinossi

Ambrose Young è bellissimo, alto, muscoloso, con lunghi capelli che gli arrivano alle spalle e uno sguardo che brucia di desiderio. Ma è davvero troppo per una come Fern Taylor. Lui è perfetto, il classico protagonista di quei romanzi d’amore che Fern ha sempre adorato leggere. E lei sa bene di non poter essere all’altezza di un ragazzo del genere… Ma la vita a volte prende pieghe inattese. Partito per la guerra dalla piccola cittadina di provincia in cui i due giovani sono cresciuti, Ambrose tornerà trasformato dalla sua esperienza in prima linea: è sfigurato nei lineamenti e profondamente ferito nell’anima. Fern riuscirà ad amarlo anche se non è più bello come prima? Sarà in grado di conquistarlo? Saprà curarlo e ridargli la fiducia in sé? Versione moderna de La bella e la bestia, il nuovo romanzo di Amy Harmon – dopo il grande successo di I cento colori del blu – ci dimostra che in ognuno di noi convivono una parte mostruosa e una meravigliosa creatura e che solo l’amore può essere capace di farle andare d’accordo.

 

La mia recensione

Sei il mio sole anche di notte, di Amy Harmon, era nella mia libreria digitale da chissà quanto. Il titolo mi ispirava, la copertina no, quindi l’ho snobbato finché non ho capito che parla di un soldato.

Per chi non lo sapesse, io ho il pallino di cercare Alexander Belov/Barrington (il mitico Shura del Cavaliere d’Inverno) in ogni dove. E, ok, lo so che è ridicolo, che se voglio leggere di lui è più logico aprire il Cavaliere e immergermici. Lo so, lo so… Le vostre solo parole ragionevoli, e non potranno nulla di fronte alla mia fissazione, sappiatelo. Ombri e Angy, venitemi in soccorso. 😛

Comunque, mi sento di ringraziare Paullina Simons, perché ho l’impressione che a lungo andare, setacciando i romanzi alla ricerca del soldato, finirò per fare degli incontri fortunati.

Questa volta mi è andata bene, benissimo. Sono in piena fase hoilmagoneperchéhofinitodileggeremannaggiaame. E direi che è positivo.

Che ne dite se partiamo dai difetti così ce li togliamo subito dai piedi?

Sei il mio sole anche di notte, titolo originale “Making faces”, non ci illude e da subito mostra un neo. Consta di sole 351 pagine. Ora, come si fa dico io -Cavaliere docet- a narrare una storia del genere in meno di settecento pagine? In meno di quattrocento, volendo essere puntigliosi. Poi ho capito. Il romanzo è raccontato quasi come una fiaba. Riesce a narrare lunghi lassi di tempo senza entrare troppo nei dettagli, ma aiutandosi con le vicende dei personaggi secondari, e le scene che dovrebbero essere cruciali mancano della forza necessaria per fare da snodo. Peccato. Leggendo, la commozione monta, lenta e inesorabile, ma poi ti si forma un groppo in gola e non riesci a farti un pianto con tutti i santi crismi.

Detto questo, posso finalmente parlarvi col cuore il mano di “Sei il mio sole anche di notte”. La stessa casa editrice fa riferimento a La Bella e la Bestia, perché? Scopriamolo insieme.

Ambrose e Fern (felce O_o ) crescono nella stessa cittadina. Lui è soprannominato Ercole, è l’atleta della scuola, bello e muscoloso come un dio greco, coi capelli lunghi e lo sguardo ipnotico. Lei è soprannominata… Cioè parliamone, lei si chiama felce: ci hanno già pensato i genitori a soprannominarla. Dicevamo, Fern è uno scricciolo pieno di lentiggini, la chioma rosso fuoco e l’apparecchio. Queste differenze esteriori sembrano scavare un abisso tra i due ragazzi, sebbene Fern sia segretamente innamorata di Ambrose da tempi immemori, e non solo per la sua avvenenza ma soprattutto per la luce che lui sembra irradiare. Finalmente un protagonista maschile che non sia uno stronzo, che non sia un miliardario, che non tratti male la lei di turno in maniera del tutto gratuita… D’accordo, sto divagando.

Niente sembra poterli unire, finché Rita, la migliore amica di Fern, la incarica di scrivere per lei delle appassionate lettere d’amore per attirare l’attenzione di… Ambrose, appunto.

Cambio bruscamente argomento. Anche io ero ragazzina, come i due protagonisti (fittizi) e come milioni di altri ragazzi (reali), quel maledetto 11 Settembre 2001. Ricordo di aver visto il replay di un aereo che si schiantava contro una delle Torri Gemelle. E ho ancora ben vivo lo sgomento di guardare un altro velivolo abbattersi sull’altra Torre. Come se il primo schianto non fosse stato abbastanza. Ricordo che mi sono sentita troppo piccola anche solo per formulare pensieri coerenti, e che vedevo in TV la gente piangere ed ero impotente di fronte a quello che stava capitando. Tutti lo eravamo. Vicini o no alla tragedia, più o meno coinvolti, il mondo non è più stato lo stesso da quel giorno.

Ed è quello che succede anche a Fern e Ambrose. Lui, troppo bello per notarla, lei, troppo insignificante e insicura per farsi avanti, lasciano passare l’ultimo anno di scuola a guardarsi da lontano. Ambrose si arruola e parte per l’Iraq, Fern rimane a casa per accudire il cugino e migliore amico Bailey, affetto da sclerosi multipla.

Il destino, però, si diverte a mischiare le carte ed ecco che due anni dopo le posizioni si invertono. La piccola Fern è fiorita e ora è una ragazza carina, e Ambrose ha recato ferite mortali ed è rimasto sfigurato.

 «Forse ognuno di noi è un pezzo di quel puzzle. Tutti insieme creiamo l’esperienza che definiamo vita. Nessuno di noi riesce a vedere il ruolo che svolge o l’immagine finale. Forse i miracoli cui assistiamo sono solo la punta dell’iceberg. E forse non riusciamo a riconoscere le benedizioni che derivano da eventi terribili».  

«Sei una ragazza strana, Fern Taylor», disse lui piano, gli occhi nei suoi, quello destro cieco, il sinistro che cercava di vedere oltre la superficie. «Ho notato i libri che leggi. Quelli che hanno in copertina delle ragazze con le tette debordanti e ragazzi con le camicie strappate. Leggi romanzetti osceni e citi le Scritture. Non sono sicuro di averti capita fino in fondo».  «La Bibbia mi conforta, i romanzi mi danno speranza».  «Davvero? Speranza di cosa?»  «Speranza di poter fare qualcosa di più che citare testi biblici con Ambrose Young nel prossimo futuro».

 Di tutte le citazioni che avrei potuto incollare, forse ho scelto la più banale, ma solo perché voglio lasciare a voi il gusto di scoprire questo romanzo dolce, che riuscirà con la sua semplicità a scaldarvi il cuore. Ogni capitolo ha un titolo che sembra appartenere a una lista di cose da fare, e la lettura è scorrevole, toccante.

Consigliatissimo.

Voto 4/5