Recensione di Casa dolce casa, Mary Higgins Clark

casa dolce casa

La sinossi

Celia sta per entrare nel luogo che avrebbe voluto seppellire nel suo passato più di ogni altra cosa al mondo: la casa della sua infanzia. La casa che abitava quando lei era Liza. La casa che abitava quando aveva ancora una madre. La casa in cui si era svegliata quella mattina e le aveva sparato… Ora Liza non esiste più, al suo posto c’è una giovane donna di nome Celia, un passato pesante come un macigno e difficile da nascondere, una famiglia affidataria che l’ha cresciuta e un marito che le sta per regalare la casa dei suoi sogni… o dei suoi incubi…

 

La mia recensione

Lizzie Borden prese un’accetta

E quaranta colpi diede alla madre;

quando vide quel che aveva fatto

quarantuno ne diede al padre!

Parola d’ordine: boh! Ho letto questo romanzo perché ne ho una copia “Mondolibri”. Era a casa di mia madre da chissà quanti anni, vale a dire nel dimenticatoio. Sapete il fascino delle pagine ingiallite? L’ho subito. Infatti, ho iniziato a leggerlo perché non so resistere al richiamo ammaliatore del buon, caro, vecchio romanzo cartaceo. Ho proseguito, seppur assai riluttante, per la fama di regina del mystery di Mary Higgins Clark. Quando c’è scappato il primo morto, il mio interesse si è destato tutto in una volta e l’ho finito in un pomeriggio. Ed eccomi a recensirlo.

Casa dolce casa è un romanzo che definirei corale. Celia Nolan si trasferisce col figlioletto Jack e il secondo marito Alex presso una lussuosa abitazione nello stato del New Jersey, regalo di lui per il suo trentaquattresimo compleanno.

Sarebbe un gran bel dono, se non fosse che la dimora, ventiquattro anni prima, è stata teatro di una tragedia. La piccola Liza Barton, allora decenne, nel tentativo di difendere la madre dall’aggressione del patrigno, spara un colpo di pistola e accidentalmente la uccide. Nessuno ha dimenticato, nessuno è del tutto convinto dell’innocenza di Liza. Questo il caso di cronaca che darà il nome alla villa di Old Mill Lane. La casa della piccola Lizzie… Che Celia trova vandalizzata il giorno stesso del trasloco.

Ma la protagonista non è estranea ai fatti. Liza Barton è lei. Lei ha sparato alla mamma, è stata assolta, poi adottata in California, infine ha cambiato nome. Nessuno sa di lei, solo il defunto marito e padre di Jack lo sapeva e, in punto di morte, le ha fatto promettere di non far parola ad anima viva della sua vera identità. Forse le uniche “colpe” di Celia-Liza sono queste. Vivere sotto mentite spoglie, sposare un uomo con il quale non può essere sincera completamente, affidare la sua vita e il figlioletto al marito di cui sa ben poco.

Dicevo che si tratta di un racconto corale perché la narrazione spetta a Celia-Liza, ma anche all’agente immobiliare Georgette, alla giornalista Dru, e agli inquirenti, tra cui il magistrato Jeffrey MacKingsley. Come se ognuno desse il proprio contributo a ripulire la reputazione di Liza Barton e a risolvere il caso. Perché una cosa è certa: qualcuno sta approfittando del crollo nervoso di Celia- che si vede costretta a fare buon viso a cattivo gioco abitando nella stessa casa dove ha ucciso sua madre e ferito il patrigno- per incastrarla.

La prima parte del romanzo langue, un inizio in sordina che mi ha suggerito di mollare. Brevi capitoli di massimo tre o quattro pagine che cominciano e si concludono dando la parola alla protagonista o a qualcuno dei personaggi secondari. Proprio per questo ho trovato difficile entrare nel vivo dei caratteri, della narrazione, o collocare nel tempo i vari racconti. Lasciamo Celia-Liza alle otto di sera, e nel capitolo successivo leggiamo l’interrogatorio alle sedici di quello stesso giorno. O_o

I delitti sono all’acqua di rose: un colpo di pistola in fronte e il gioco è fatto, il personaggio scomodo ce lo siamo tolti di mezzo. Non che pretendessi lo splatter a tutti i costi, però ecco, magari una botta di corpo contundente, così tanto per cambiare. Un’atmosfera più tesa, un po’ più noir… Niente di tutto quello che ci si possa aspettare da un thriller, mystery, giallo o come lo chiamano. Inoltre, la descrizione dei luoghi e dei personaggi secondari è poco accurata, e ho finito per scambiarli tra loro fino a quando non ho deciso di cerchiare a matita i nomi di tutti. Anche degli inquirenti facevo un unico mazzo, lo ammetto.

Il finale è frettoloso. Non per farmi bella, ma avevo intuito il colpevole a metà libro. Insomma, carina l’idea di fondo ma sviluppata superficialmente e forse si poteva giocare un po’ di più sull’uomo nero per renderlo più insospettabile, e azzerare del tutto i suoi comportamenti equivoci per far cascare il lettore dalla sedia, cosa che naturalmente non mi è successa.

 

Voto 3/5

 

Writen by Alessia Garbo

2 thoughts on “Recensione di Casa dolce casa, Mary Higgins Clark

  1. Non ti ha entusiasmata! Io son sincera l’autrice non la conosco proprio. Il libro invece mi ricorda qualcosa, dovrei rispolverare la soffitta per vedere se lo ripesco. Non ne parli in modo idilliaco…. percui mi sa che passo oltre!

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